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giovedì 29 maggio 2008

Domenico Cipriano: 4 poesie inedite

4 POESIE INEDITE

di
DOMENICO CIPRIANO

rassegna
"Con..Versando"
Montemiletto (Avellino)

locanda Borgo dè Paladino
26 marzo 2008


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nella foto, da sinistra: Domenico Cipriano e Enzo Rega


In un “Mc Donald’s”
all’ora di pranzo

In questo simbolo del mercato globale
non vedo differenza inespressiva
col resto della città. Una poetica silenziosa

insinua custodita dal suono dell’aspiratore
sui rumori catalitici delle auto il fragore
rullante dei motorini. Tutto è contenitore!

Anche i mattoni ingialliti artificiali rilassano
sotto l’ombrellone della città - nulla è caotico
nelle ore del pranzo - nello scenario estivo

non mi accorgo di essere nel centro
della metropoli operante. Solitario
al silenzio di questo tavolo in fòrmica

della carta residua dei panini del cetriolo
scartato e del bicchiere marcato Coca Cola
sfoglio una rivista d’Arte.

(Mc Donald’s Napoli, 12 luglio 2001)


*


Abolisci la frattura


Abolisci la frattura tra reale e virtuale
siamo fagocitati dalle immagini
e apparteniamo a quello che guardiamo.

Non credo più nella simbiosi
tra gli oggetti e il tatto (che fa vivo
il corpo) lasceremo che sia la memoria

a portare con sé gli odori delle cose.
Crediamo di essere uniti con il mondo
e conoscere ogni forma di esistenza:

la violenza non fa più orrore
e ricordiamo i corpi osservandoci
le mani, la tenerezza che avevamo.

(Avellino, 20 dicembre 2006)


*



Tasti sfiorati


Reclusi volontari annoiati
nell’involucro di pastafrolla
in pausa dai contatti naturali

senza più cordone ombelicale
per legarci all’aria trasparente
non più fili del telefono

a collegare il sibilo della mente.
Sono onde a surrogare cuori
in tasti sfiorati e polpastrelli

lettere nude simboli di seni
rimpiazzano la voce sussurrata:
nelle parole l’amore sospirato.

(Monteforte I., 29 settembre 1999)


*


Percorre la mente tradizionalmente


Percorre la mente tradizionalmente
il bosco increspato dai gufi
valicando la terapia ottusa

della città metallica, insaponata
di catrame. La stessa prospettiva / esteriore /
che mi ingombra, calcificata

la stagione calda, riscoperta
la vitrea dimensione dei corpi.
Ti penso seminuda con i simboli

in evidenza, esplosi dai vestiti
delle vetrine spigolose, frange
di colori, strisce di una rivoluzione

geometrica: le curve si gonfiano
alla tangenza del mio sguardo
sui seni in simbiotica evidenza.


(Na-Av 26 aprile 2002)

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Postilla critica

In forma classica affrontare i mali della contemporaneità. Se quello dei contenuti nuovi in forme antiche era il segno distintivo della poetica di un Pindemonte nei tempi che furono, è cifra espressiva anche dei giorni nostri. Che non è poi regressione, ma sfida. E nei versi di Domenico la forma diventa contenuto subliminale. Nel senso che… nel senso che lo sbigottimento e l’angoscia che il mondo globalizzato (dal Mcdonald's napoletano e oltre) destano in noi ci porta, non come difesa passiva ma come attivazione in una risposta che diventa attacco, a raccoglierci in quelle che non chiamerei staticamente radici ma dinamicamente origini. Tra le quali anche una tradizione letteraria rivitalizzata. E così, nel non-luogo del fast food all’americana, sfogliare una rivista d’arte. E contro il metallo e il catrame riaprirsi alla passione, all’amore, all’erotismo. Il contrasto si gioca poi in dimensione intracampana, nel contrasto, pavesiano, scotellariano, tra città e campagna. Ma, come sappiamo da altri testi di Domenico, neanche la patria irpina viene assolutizzata e idealizzata, ma piuttosto dialetticamente rivisitata. Origini, dicevamo, non radici.
[E. R.]

(Siracusa, 2 giugno 2008)

5 commenti:

Enzo Rega ha detto...

prova commento

Maria Pina Ciancio ha detto...

Mi piace anche questa vena "impegnata" Domenico, che vive di contapposti. Nessuna retorica, ma una consapevolezza e una identità solida che attraversa con grande maturità e pacatezza il verso.
Un saluto carissimo
Mapi

Anonimo ha detto...

Nonostante la dimensione civile di questi testi che riescono a sfiorare la retorica senza mai caderne nella trappola, rimane questa sensulità del linguggio, questo incidere del verso tanto caro al Cipriano jazzista. E' una levità che rompe e che tocca, e sussurra come un'accordo di pianoforte. Luca Benassi

Anonimo ha detto...

anche se inedite, queste note di mimmo cipriano mi sembrano fra le sue più interessanti. bella la prima, stimolante la seconda, e la sua ipotesi, nuova e centrata, che la tattilità stia per diventare una sorta di ricordo, di memoria

livio borriello

Anonimo ha detto...

Caro Domenico,
ho letto con piacere le poesie che hai fatto uscire sul blog. Ti rispondo qui perchè sul blog non ho molta pratica coi commenti... La tua scrittura scava sempre a fondo, scopre il vuoto annidato dietro la superficie delle vite e che noi nascondiamo alla nostra coscienza, seppellendolo sotto la rutilante marea degli oggetti inutili, degli impegni futili. Ci riduciamo a rigattieri dell'effimero, per sfuggire a quell'ammonimento che, inaspettato e non preventivato, ci sorprende tra le pieghe dei gesti più dozzianli, delle occasioni più ordinarie del quotidiano. Come se camminassimo sul vetro. Forse la poesia deve far emergere questo fondo di assurdo, questa radice amara, in una luce che fa apparire tutti noi simioli a marionette, a zimbelli dell'assurdo. La lezione dell'Eliot degli Uomini Vuoti credo sia ancora oggi imprescindibile, non trovi anche tu? C'è poi in te uno stile inconfondibile, asciutto, originale, che dà consistenza visionaria ai volti, ai luoghi e ai momenti della banalità in cui si chiude il cerchio di ogni vita, e che veste di carica simbolica i paesaggi del contingente.
Ti faccio i miei saluti, ringraziandoti ancora per la bella lettura, ciao
Guglielmo Aprile