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domenica 29 novembre 2020

Ricordi di un lettore: Italo Calvino

di ENZO REGA

 




   Italo Calvino faceva parte del mio Quintetto italiano, cioè dei primi cinque autori da "grande" a cui mi sono accostato al ginnasio: Italo Calvino, Cesare Pavese, Leonardo Sciascia, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini. Quattro di questi erano negli anni Settanta in piena attività, e si potevano seguire anche i loro interventi sui giornali del tempo. Allora, le voci degli scrittori erano importanti nel dibattito pubblico, e più autorevoli dei tanti che ora starnazzano sui social. Con Quintetto italiano (denominazione che mi è venuta solo ora per i miei scrittori preferiti del tempo) mi riferisco agli autori contemporanei. Poi c'era il Trio italiano dei classici contemporanei: Pirandello, Verga e Svevo. 
   Il Quintetto non esauriva gli italiani contemporanei ai cui libri mi rivolgevo, ma senza dubbio ne rappresentava allora l'avanguardia. Calvino dunque. Forse era uno dei primi che avevo conosciuto, almeno attraverso l'antologia scolastica (come d'altronde gli altri nomi). Luna e Gnac, racconto tratto da Marcovaldo (un libro del
1963), l'avevamo letto in classe, e doveva allora coinvolgermi in chiave ecologista la vicenda di Marcovaldo e dei suoi figli ai quali era concesso di vedere dalla loro terrazza il cielo e la luna per soli venti secondi nel lampeggiamento intermittente di un'insegna pubblicitaria: di Spaak-Cognac erano visibili solo le ultime quattro lettere. Il libro per intero lo lessi dal 2 al 7 febbraio 1974, a metà anno di distanza dai primi di Sciascia che avevo letto (Il giorno della civetta e Il mare colore del vino) e tra i due di Pavese (Lavorare stanca, divorato in un giorno solo il 1° gennaio 1974, seduto in una poltrona che è a due passi dal posto in cui sto scrivendo adesso, e La bella estate, al quale l'hanno scorso ho finalmente dedicato un saggetto d'insieme sulla trilogia). Ma Marcovaldo era una vecchia amicizia: nel 1970 avevo visto lo sceneggiato con
 Nanni Loy trasmesso in sei puntate su Rai 2. Scorci di ricordo in bianco e nero riemergono da quelle visioni, ma non so se attribuirle allo sceneggiato o alla lettura del libro: i figli di Marcovaldo che, dovendo fare un regalo per le festività natalizie a un bambino povero come raccomandato dal loro maestro, lo fanno al figlio del capufficio molto più benestante, perché, in una visita a casa su, l'hanno trovato triste. L'altro ricordo, questo sicuramente desunto dalla lettura, riguarda uno dei personaggi che dall'alto precipita su una spiaggia, sicuro di non bagnarsi perché il tratto di mare del lido è talmente affollato che non c'è rischio di cadere in acqua. Marcovaldo dunque non è dissociabile da Nanni Loy che lo interpretava, anche se dal 1970 a oggi non ho più visto lo sceneggiato, se non forse qualche frammento riproposto talvolta in tv (ma non ne sono sicuro). 

Nanni Loy nello sceneggiato Rai "Marcovaldo"
andato in onda nel 1970


Era quello dunque il primo impatto con il grado zero della scrittura di Calvino, una scrittura che rimane essenziale anche quando approda alle sperimentazioni degli anni Ottanta. E, paradossalmente, il successivo appuntamento con un libro di uno dei miei scrittori preferiti - che tuttavia seguivo come personaggio pubblico - doveva arrivare solo nel novembre-dicembre 1984 con Se una notte d'inverno un viaggiatore, uscito in realtà già nel 1979. Ma in occasione della pubblicazione di Palomar nel 1983, con l'amico Michele Ranieri avevamo acquistato uno a testa questi libri (io, Se una notte) per scambiarceli. Calvino era andato avvicinandosi all'OULIPO e un romanzo "telescopico" e combinatorio come Se una notte ne è espressione: giocato sull'invenzione di un libro rilegato male, per cui si susseguono, alternandosi, gruppi di pagine appartenenti a libri diversi, ripropone, nell'intenzione di Calvino stesso, la tecnica d'assemblaggio delle Mille e una notte. In fondo, la scrittura letteraria e il romanzo sono nati "sperimentali", se all'origine dello stesso romanzo borghese moderno ci sono il Don Chisciotte e il Tristram Shandy. 


Per un under 30 qual ero allora, per un giovane ventiseienne degli anni Ottanta che ancora respirava l'atmosfera della neoavanguardia, un "antiromanzo" come quello di Calvino (che andava avanti guardando indietro, se il modello erano le Mille e una notte) era certo lettura stimolante, come lo fu Palomar, letto, nonostante rientrasse nello scambio con Michele Ranieri, solo un anno dopo, tra il settembre e l'ottobre del 1985. Qui il connubio letteratura-scienza, proprio dell'OULIPO, e già sperimentato da Calvino nelle Cosmicomiche, la cui lettura avrei affrontato solo dopo, tornando a ritroso nella sua produzione, si ripresenta prepotentemente (nel decennio bergamasco deglianni Novanta al Teatro Dinizetti avrei visto una riduzione dalla Cosmicomiche, rappresentazione di cui purtroppo ricordo poco) .Un paginone di Le Monde degli anni Ottanta, dedicato alla (allora) nuova filosofia italiana, accanto ai libri dei filosofi "professionisti" come Vattimo e Cacciari, cita anche Palomar  e Il nome della rosa di Eco, romanzo che aveva appena cominciato la propria carriera di best-seller e long-seller: Eco, al quale si deve tra l'altro la traduzione e riscrittura degli Esercizi di stile di Queneau, tra i maggiori rappresentanti dell'OULIPO. I francesi, dopo aver dominato la scena filosofica europea e internazionale, s'inchinavano alla nuova filosofia italiana, lanciata "all'assalto di piccole verità" (come titolava più o meno l'articolo), tramontato il tempo delle grandi narrazioni nelle quali s'era impegnata ancora la modernità che ormai cedeva il posto alla postmodernità e al postmodernismo (categorie anche queste, letteralmente, del secolo scorso). 



   Paradossalmente, ci vogliono ancora alcuni anni perché io riprendessi - ormai scomparso lo scrittore - la lettura dei suoi libri, che man mano diventerà sistematica, inseguendolo nelle ristampe Garzanti e Oscar Mondadori. Ancora Einaudi è l'edizione de Le città invisibili, libro del 1973 (la cui struttura a sua volta può ricordare quella delle Mille e una notte) che leggo nel 1988, e le cui suggestioni sono alla base dei racconti del mio libro La linea dei passi, che vado scrivendo tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Novanta per pubblicarlo soltanto alla fine del 2019. L'osservazione che Kublai Khan fa, nel libro calviniano, a Marco Polo diventa mia nei lavori in corso del mio libro il cui sottotitolo è Prose sulle città e il viaggio e nel quale compare un pezzo che è una riscrittura di un collage di passi dal libro di Calvino: se a Marco Polo viene fatto notare che tutte le città che visita e di cui parla sembrano alla fine essere tutte simili a Venezia, a me viene fatto di notare - nel mio piccolo - che con i luoghi che visito, e di cui trasfigurandoli scrivo, torno in fondo a Genova, città in cui sono nato e che costituisce la mia origine geografica (anche se il sangue è campano), origine alla quale heideggerianamente (filosofo che ora amo molto meno di allora, eppure mi ci sono laureato) si vorrebbe tornare in quanto inizio che contiene in sé non ancora declinate tutte le possibilità.
Al 1991, tra febbraio e marzo, risale la lettura - di seguito - della trilogia I nostri antenati: Il visconte dimezzato (1952), terzo libro pubblicato da Calvino, Il barone rampante (1957) e Il visconte dimezzato (1959), acquisiti nella riedizione Garzanti Anche questi credo di averli letti in simultanea con l'amico Ranieri. Il barone rampante, insieme a Marcovaldo, ha avuto la sorte di diventare anche un best-seller per ragazzi e nelle scuole. In un raccordo temporale, leggendo e recensendo quest'anno un libro dedicato a Nico Orengo, un ligure trapiantato in Piemonte come Calvino, e come Calvino collaboratore di Einaudi, ho saputo dell'escursione fatta da Orengo e amici nei luoghi dell'ambientazione del Barone, nel Ponente ligure. Equindi, da poco, ho fatto ritorno per altre strade a Calvino e al suo mondo letterario e geografico.


                                               


 - Avevo iniziato a scrivere questo ricordo qualche mese fa, o il 15 ottobre per l'anniversario della nascita avvenuta nel 1923 a Santiago de las Vegas (l'Avana), a Cuba, o il 19 settembre, anniversario invece della morte avvenuta a Siena nel 1985. (Già, a distanza di poco, la memoria non recupera con precisione il ricordo). Allora volevo scrivere di altre cose, dell'impatto delle Lezioni americane, uscite nel 1988. O della sua esperienza come presidente di giuria nella 38a Mostra del Cinema di Venzezia, che aveva come direttore artistico Carlo Lizzani mentre Presidente della Biennale era lo storico napoletano Giuseppe Galasso, con il quale avevo dato tre esami di storia moderna e avevo concordato una tesi poi slittata (per la chiusura dell'Archivio di Stato napoletano in conseguenza del terremoto) verso la cattedra di storia della filosofia moderna e contemporanea. In quell'edizione della Mostra erano stati premiati Margarethe von Trotta con Anni di piombo (Leone d'oro) e Nanni Moretti con Sogni d'oro (Leone d'argento) e fuori concorso erano stati proiettati Da un paese lontano: Giovanni Paolo II di Krzysztof Zanussi e Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Ulrich Edel (che anni, quegli anni!).  Vi accenno soltanto, e glisso sugli altri libri calviniani letti ancora successivamente.










 

sabato 28 luglio 2018

Pasolini: semiologia del reale






Cominciamo da una questione apparentemente “superata”, ora che internet è ben più invasivo: l’ossessione di Pasolini contro la televisione. In un certo momento storico italiano (e non solo) è sembrata pienamente realizzata la profezia pasoliniana per la quale il potere economico avrebbe fatto a meno della mediazione del potere politico uscendo allo scoperto. Nello stesso tempo esso sarebbe stato potere televisivo, con una televisione che avrebbe svelato vieppiù il suo volto, legata al potere economico-politico e strumento d’istigazione al consumismo: il berlusconismo è stato tutto questo, con una televisione commerciale nella quale un Mike Bongiorno, sua incarnata epifania, considera che il successo di un programma non è più determinato dall’audience ma dall’aumento di vendita dei prodotti reclamizzati. La critica di Pasolini al consumismo si dispiega quando il fenomeno da noi è all’inizio: da un lato è la virtù profetica, dall’altro la capacità di “gigantografare” il proprio Paese, in una sorta di blow-up, anche sulla scorta di quanto ha visto nei propri viaggi americani, a New York, nel 1966 e nel 1969: uno stadio avanzato sia di quello che il “corsaro” chiama “edonismo consumistico” sia dell’uso in tal senso del mezzo televisivo. 

continua

lunedì 25 settembre 2017

Pirandello e il cinema - una citazione da "Serafino Gubbio"



"Scenografi, macchinisti, apparatori, falegnami, muratori e stuccatori, elettricisti, sarti e sarte, modiste, fiorai, tant'altri operai addetti alla calzoleria, alla cappelleria, all'armeria, ai magazzini della mobilia antica e moderna, al guardaroba, son tutti affaccendati, ma non sul serio e neppure per giuoco"

Luigi Pirandello, Quaderni di Serafino Gubbio operatore, 1925 (prima edizione con il titolo Si gira..., 1916)

Sul cinema come industria, ai suoi albori


lunedì 6 marzo 2017

Il "compleanno" di Pasolini. Ricordi di un lettore

   Il "compleanno" di Pasolini. Ricordi di un lettore




   Il 5 marzo 1922 nasceva Pier Paolo Pasolini. E io non posso dimenticare quel 2 novembre 1975 che poneva fine alla straordinaria esistenza di un poeta - uno di quelli, disse Moravia nella sua orazione al funerale, che nascono una volta in un secolo. Io ho diciassette anni, sono davanti al televisore acceso, inizia il Tg con una foto di Pasolini. E' chiaro che è successo qualcosa. Nel ricordo successivo a lungo collocavo la visione di quel Tg al rientro da scuola. ma non era possibile per due motivi: il 2 novembre era vacanza, e quell'anno cadeva di domenica.
   Conoscevo già Pasolini: ero un pasoliniano della prima ora, della mia prima ora, quando non era scontato esserlo. Un insegnante di lettere, al liceo, una mattina aveva detto che uno come lui sarebbe stato meglio non fosse mai nato; e io avevo avuto, tra i banchi, un istantaneo ed esplicito moto di stizza. Un'altra insegnante, pur amata e apprezzata, aveva commentato la scelta di un collega di introdurre al quarto ginnasio gli Scritti corsari al posto dell'Eneide (che allora si leggeva nella cinquecentesca e indigesta traduzione di Annibal Caro); il libro di un "degenerato". Era stato invece un professore di religione - un giovane sacerdote - ad aprirci altri spiragli su Pasolini, e a dirci che in quegli anni il poeta di Casarsa era il solo a proclamare pubblicamente la propria omosessualità. 
   Conoscevo già Pasolini in vita, anche se non avevo ancora letto nessun suo libro. Com'è che lo conoscevo? Mi capitava di leggere qualche suo articolo su quotidiani e riviste. Ricordo quando Piero Ottone lo volle al "Corriere della sera" all'inizio del 1973 - e allora di anni non ne avevo ancora quindici, e frequentavo il quarto ginnasio al Liceo "Rosmini" di Palma Campania, il liceo dove sono tornato a insegnare e dove con Pasquale Gerardo Santella, nel 2005, dedicammo un progetto scolastico allo scrittore corsaro. Lo seguivo, Pasolini, nelle interviste di Enzo Biagi in televisione, o in una puntata di "Controcampo" nel 1974 nella quale ribadiva il suo concetto di "omologazione". E sentirlo parlare, con quella precisione, era come leggerlo. E in quella trasmissione, o in un'altra, lo sento dire che considera buona letteratura la propria: e questa (auto)affermazione mi colpisce per la consapevolezza senza false ipocrisie che un intellettuale ha del proprio lavoro. 
   E poi avevo visto già alcuni film in televisione. E, probabilmente, le prime volte senza sapere chi fosse Pasolini: i film più popolari come Il vangelo secondo Matteo del 1964, che allora veniva spesso trasmesso a Natale o a Pasqua, e Uccellacci e uccellini del 1966 con Totò, E quindi visto quella prima volta per Totò. Film guardati con tutta la famiglia: e ricordo ancora la sera che costrinsi mio padre a vedere il per lui incomprensibile Medea con la stupenda Maria Callas.  Mentre solo con mia sorella - in quegli anni giovani, una delle persone con cui condividevo le scoperte culturali - devo aver visto, al televisore piccolo - un Brionvega rosso - Accattone. E solo pochi mesi fa sono stato al Pigneto, dove sono state girate alcune scene del film, tra cui quella della morte del protagonista. Che anno era? Pasolini era già stato trucidato oppure no? Come ricordarlo, adesso? Il confronto con i libri - per dire che non si trattava di una mera trasposizione dai due romanzi borgatari dei quali rimaneva piuttosto l'ambientazione - l'ho potuto fare allora, e quindi Pasolini era già morto, perché i libri li ho letti solo in seguito -, o questo confronto è avvenuto soltanto a posteriori: il film visto con Pasolini vivo e i romanzi letti dopo? Non posso dirlo.
   Posso dire solo che il film mi sembrò poesia, anche nel senso che le riprese e il montaggio mi sembrarono scanditi metricamente. Per cui con fastidio sentii l'affermazione fatta molti anni più tardi da Franco Zeffirelli, secondo il quale con il passaggio di Pasolini al cinema la poesia aveva perso un poeta e il cinema non aveva guadagnato un regista. Per me, il poeta rimaneva poeta ed era un regista dallo sguardo particolare, che sapeva isolare in un suo spazio ogni inquadratura.

   I libri. Ecco, i libri sono arrivati dopo, poco dopo quel '75 che stava andando a finire con la morte novembrina di Pasolini. Dal 5 al 16 giugno 1976 ho letto Una vita violenta, in una copia prestatami da Pino Ionta (oggi psichiatra) che credo avesse a sua volta presa in prestito in biblioteca (forse a Sarno, dove facevamo periodiche incursioni), Dal 5 al 26 novembre 1977 ho letto invece Ragazzi di vita. Perché così tanto tempo tra l'uno e l'altro? Letti cronologicamente a ritroso, e pur a distanza, i libri, con il film, furono un'agnizione su un mondo sconosciuto e una finestra su quella realtà sottoproletaria che - ingannandosi - Pasolini considerava potenzialmente rivoluzionaria rispetto a tutti gli altri ceti - compresa la classe operaia - ormai irrimediabilmente imborghesiti. Al di là di questo - ma a questo collegato - fu la scoperta del dialetto come lingua popolare-e-letteraria, a fare il paio, il romanesco, con il siciliano dei Malavoglia di Verga (copia prestatami  nel novembre 1975 - sì, poco dopo la morte di Pasolini, da Giovanni D'Onofrio, allora mio compagno di banco e oggi neurochirurgo). Su quelle letterature, e sul napoletano di Eduardo De Filippo, improvvisai una lezione per alcune alunne di una 5 classe ACI, ovvero assistenti di comunità d'infanzia, a Breno in Valcamonica: doveva essere la primavera del 1988, e lì insegnavo psicologia, non lettere, ma tant'è.
Poi venne la lettura delle poesie (alcune anticipate dalle antologie scolastiche, e poi in volume): Le ceneri di Grasmci, La religione del mio tempo (nei Grandi libri Garzanti, dal riquadro verde), L'usignolo della Chiesa Cattolica (nell'edizione Einaudi). Ormai ai tempi dell'università.



 E in Valcamonica l'acquisto, nel 1987 o 1988, della copia degli Scritti corsari uscita con una rivista, a recuperare articoli letti a suo tempo o dibattiti sentiti aleggiare. Letto, quel libro, nel soggiorno assolato quasi in riva all'Oglio in una lontana stagione. Nel frattempo, con i miei anni, scorrevano gli altri suoi film (stupendo l'episodio de La ricotta), fino al fermo-immagine all'idroscalo di Ostia (quel monumento dimenticato restituitoci da Nanni Moretti con il sottofondo struggente del Concerto di Colonia di Keith Jarrett). 
In quegli anni ancora giovani (metà Novanta) dovevo registrare la passione pasoliniana di una giovanissima fidanzata bergamasca. E in questi anni adulti condividere passione e ideologia con la moglie siciliana, qui, fronte Vesuvio, dove da tempo ho fatto ritorno. Ah: una moglie conosciuta andando a Messina per presentare all'Horcynus Festival, diretto da Franco Jannuzzi a cui debbo la conoscenza della futura consorte, un numero della rivista "Quaderni di Cinemasud" a Pasolini dedicato. Tutto torna... Futura consorte che precedentemente aveva vissuto per quasi dieci anni in Friuli, a Spilimbergo e a Fanna, che dista dieci chilometri da Casarsa della Delizia, il paese della madre di Pasolini, dove Pier Paolo è vissuto diverso tempo imparando e scrivendo il friulano (il friulano che per lui, giovane poeta sotto l'influenza dei simbolisti francesi, è la lingua pura"). Ecco, tutto torna, di nuovo...
      E vorrei ritrovare quella foto di Pasolini al tavolo di lavoro che a lungo mi ha seguito negli spostamenti, qui facendo ritorno, e qui - temporaneamente - scomparendo tra carte. 
   E vorrei ritrovare, tra quelle carte, anche il racconto che scrissi, Trascendente immaginario,  quando un noto settimanale pubblicò le foto del corpo martoriato di Pier Paolo. Scritto al e al quale tengo, come ai lungi articoli per "L'Indice" nel 2012 e nel 2015 ( in questo caso per una ricorrenza della morte). Trascendente perché immaginavo che Pasolini e Gramsci se ne stessero ora insieme, in un qualche aldilà, a parlare di popolo e rivoluzione, mentre in un angolo se ne stava, a guardarli, sant'Agostino. Agostino d'Ippona c'era entrato perché dovevo dare - o avevo appena dato - un esame all'università in cui si portavano le Confessioni. E mi pareva non ci stesse male, anche lui, in quella compagnia, un "usignolo della chiesa cattolica", di quel mondo contadino che Pier Paolo rimpiangeva. Con-e-contro Gramsci. Altro mio punto fermo, Gramsci. Ma è un altro discorso. O forse no.

Tomba di Pasolini e della madre
(Casarsa della Delizia, Friuli)
Centro Studi Casa Colussi in Pasolini
(Casarsa della Delizia, Friuli)

per le foto di Casarsa, un grazie ad 
Antonio Furlanis di Fanna (Pordenone)


   

venerdì 4 novembre 2016

MODICA: "Percorsi", rassegna di filosofia


Riparte la rassegna "Percorsi", all'Ente Liceo Convitto di Modica.
Primo appuntamento con Nuccio Ordine.Quest'anno la rassegna si arricchisce di un ciclo di film, a cura di Danilo Amione. 
Oltre a Ordine, Salvo Vasta, Emanuele Fadda, Paolo Ercolani e Paolo Sylos Labini.
La direzione scientifica è di Francesco Coniglione.
Organizzazione a cura di Teresa Floridia e di Sandro Vero.

mercoledì 13 gennaio 2016

Pasolini - Semiologia del reale ne 'L'Indice' 1/2016


Nello
 SPECIALE PASOLINI
de L'Indice dei libri del mese di gennaio 2016 un mio articolo su Pier Paolo Pasolini

http://www.lindiceonline.com/l-indice/sommario/gennaio-2016/

si può scaricare online, acquistando la copia, o trovare in edicola...


lunedì 2 febbraio 2015

Omaggio a Francesco Rosi su saperincampania.it




Anche il grande regista e intellettuale Francesco Rosi ci ha lasciato. Vogliamo ricordare un tributo che nella nostra regione gli era stato fatto per i suoi novant’anni, in concomitanza con il Leone d’oro alla carriera a Venezia. Ci riferiamo allo “Speciale Rosi”, n. 2 del 2012, della rivista irpina “Quaderni di Cinemasud”, diretta da Paolo Speranza ed edita da Mephite. 152 pagine dedicate a Rosi,

continua a leggere il mio articolo

http://www.saperincampania.it/omaggio-regista-napoletano-francesco-rosi/

domenica 3 agosto 2014

Scalfari attribuisce "Il Gattopardo" a Visconti e dimentica Tomasi di Lampedusa

La copertina della prima edizione (1958) de
Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Eugenio Scalfari su "Repubblica" attribuisce 
Il Gattopardo a Luchino Visconti... dimenticando Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Riporto qui la mia riflessione stralciata da una 'conversazione' su Facebook con amici siciliani:


La gaffe di Scalfari è imperdonabile e indice di un atteggiamento generale per cui ci si dimentica del Sud. Il libro di Tomasi di Lampedusa è un vero capolavoro assoluto: lo dico da non siciliano. E' stata una lettura fondamentale negli anni universitari, e sempre. Così come è stata fondamentale la visione del film di Luchino Visconti, che rimane un capolavoro e  da allora amo quel valzer. Da un punto di vista cinematografico, tecnicamente quella lunga sequenza è un preziosismo (pare). Visconti è un 'gran lombardo' che ha avuto grande interesse per il Sud, da Verga a Tomasi di Lampedusa, passando dai lucani 'Rocco e i suoi fratelli'. Tornando al "Gattopardo", tuttavia, sempre da non siciliano - che ha sposato la Sicilia -  preferisco però la visione più cruda dei "Vicerè'" di De Roberto (altro grande capolavoro) a quella in fondo conciliante con certa aristocrazia (seppure illuminata) come quella del principe di Salina...

La scena del ballo da Il Gattopardo di Luchino Visconti (1963)



venerdì 17 gennaio 2014

Il film di Paolo Sorrentino "La grande bellezza"

LA GRANDE BELLEZZA

Un mio articolo su "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino pubblicato su saperincampania.it all'uscita del film e quindi in tempi non sospetti. Il film, accolto anche con riserve in Italia sembra invece ricevere pieni consensi all'estero. Delle perplessità italiche dà conto anche qualche commento postato a suo tempo in calce al mio pezzo. Riserva qualcuno avanza ora sul film , per altri aspetti diverso, di Paolo Virzì, Il capitale umano. Tutt'e due ambientati nel bel mondo, quello di Sorrentino parla di un gruppo di intellettuali romani più o meno di sinistri annoiati e festaioli - semplifico - mentre quello di Virzì di un nord affaristico, rampante e più o meno truffaiolo. Due immagini speculari di questa Italia. a Virzì è stato rimproverato che la Brianza non è come quella rappresentata nel film.
Ma se il film di Sorrentino non è un  film su Roma, quello di Virzì non è un film sulla Brianza strictu sensu. Ne va dell'Italia intera, invece, e del mondo di oggi nel suo insieme.

leggi

http://www.saperincampania.it/giornale-La-grande-bellezza-lultimo-lavoro-del-regista-napoletano-Paolo-Sorrentino

mercoledì 5 dicembre 2012

AVELLINO: Cinema - "Laceno d'oro" 2012

AVELLINO

 Laceno d'oro 2012
3/19 dicembre


Programma 


Mercogliano lunedì 3 dicembre Movieplex ore 20.30 / Bellas Mariposas di Salvatore Mereu. Incontro con l’autore e 
premiazione / Avellino mercoledì 5 dicembre c/o Auser (Ex Distretto Militare) via Colombo ore 18.00: Gli occhi più azzurri 
di Simona Cappiello e Manolo Turi Dall’Orto. Incontro con gli autori / Avellino giovedì 6 dicembre Carcere Borbonico, Sala 
Ripa (ingresso via Dalmazia) ore 19.00: Munnizza di Licio Esposito, Marta Dal Prato e Andrea Satta. Incontro con gli autori /

Ostinazione e coraggio (il suggerimento degli irregolari, storie e canzoni) di Andrea Satta e Carlo Amato (Tetes de 
Bois) / Inaugurazione della mostra su Peppino Impastato e sua madre Felicia aperta fino al 15 dicembre / Ariano 
irpino venerdì 7 dicembre Auditorium Comunale ore 20.30: Avanti Pop dei Tetes de Bois / Tetes de Bois in concerto 
Dedicato ai lavoratori dell’Irisbus. Interventi di Franco Arminio, Maria Vittoria Pellecchia e degli operai della Irisbus / Avellino 
domenica 9 dicembre Carcere Borbonico, Sala Ripa / ore 18.00: Pulcinella e il guappo Spettacolo di burattini con Salvatore 
Gatto / ore 19.30: Lunga è la notte (documentario sulla vita di Peppino Impastato) di Federico Cataldi / Avellino lunedì 10 
dicembre Cinema Partenio, ore 20.30: Il gemello di Vincenzo Marra, ingresso a pagamento / Avellino martedì 11 dicembre 
Carcere Borbonico, Sala Ripa ore 19.30: Nemmeno il destino di Daniele Gaglianone / Avellino mercoledì 12 dicembre 
Carcere Borbonico, Sala Ripa: In ricordo di Angelo Vassallo sindaco di Acciaroli ore 19.00 Al di là del mare di Luca 
Pagliari / ore 19.30: Incontro con Antonio Vassallo, il figlio. Coordina Salvatore Biazzo, direttore Ottopagine. Interviene Elvira 
Matarazzo, presidente 360° Irpinia / Avellino giovedì 13 dicembre Carcere Borbonico, Sala Ripa (ingresso via Dalmazia) ore 
18.30: Pietro di Daniele Gaglianone / ore 20.00 I la nau va di Lucia Sances e Giuseppe Galante. Incontro con gli autori / 
Avellino sabato 15 dicembre Carcere Borbonico Sala Conferenze (ingresso trav.via Verdi), ore 20.30: Ruggine di Daniele 
Gaglianone. Incontro con Daniele Gaglianone, Gianluca Arcopinto, Vincenzo Marra. Premiazione Pietradefusi mercoledì 19 
dicembre Liceo Classico ore 11.00: Incontro con Andrea Purgatori Nei luoghi del commissario Nardone. 
Premiazione




In collaborazione con

Regione Campania
Assessorato al Turismo
Movieplex, Mercogliano
Multisala Carmen, Mirabella E.
Cinema Partenio, Avellino
Auser Avellino
Liceo Classico di Pietradefusi
Consiglio di Fabbrica
Irisbus-Valle Ufita
In_Loco_Motivi
Quaderni di Cinemasud
Sentieri Selvaggi
Scrivere il Cinema Mirabella E.
Festival del Cinema di Pietradefusi
mediateca Marte arte eventi
Centro Donna
Zia Lidia Social Club
3/19dicembre




lunedì 5 novembre 2012

MADRID: Congresso internazionale sul "Don Chisciotte" nella musica e nella ricezione europea

Il Don Chisciotte di Pablo Picasso
Il Don Chisciotte di Salvador Dalì



















III CONGRESO INTERNACIONAL
“Cervantes y el Quijote en la música.
 Mito y representación en la cultura europea”
6,7 y 8 de noviembre 2012
Universidad Autónoma de Madrid

DIRECCIÓN: Begoña Lolo Herranz (Catedrática, Universidad Autónoma de Madrid-Directora del
Centro Superior de Investigación y Promoción de la Música de la UAM)


Los Congresos Internacionales de 2005 y 2009 han asentado las bases fundamentales de la línea de
investigación musicológica “Cervantes y el Quijote en la música”, que se ha demostrado como una
novedosa herramienta para la interpretación artística y social de identidades y culturas. Para dar cabida a
los nuevos ámbitos de estudio que van sumándose a esta perspectiva musicológica, el Centro Superior
de Investigación y Promoción de la Música de la UAM (CSIPM) convoca el III Congreso Internacional
Cervantes y El Quijote en la música. Mito y representación en la cultura europea, que tendrá lugar en Madrid los
días 6, 7 y 8 de noviembre del presente año 2012. Este congreso pretende aunar los estudios realizados
sobre el creciente repertorio cervantino-musical con una más amplia interpretación de la presencia
continuada del Quijote como personaje literario de alcance mítico en la construcción de arquetipos
artísticos y culturales europeos. El congreso pretende asimismo fomentar la participación de los
alumnos en las líneas de investigación del proyecto de excelencia de la UAM “El Quijote en la cultura
europea. Mito y representación” (Ref. CEMU-2012-017-C01), recientemente obtenido en luna
convocatoria propia de la UAM en 2011. Se abrirá entonces dentro de la organización de las sesiones
una sección dedicada a “Jóvenes cervantistas” en la que puedan presentar comunicaciones de 10
minutos los estudiantes de último curso de licenciaturas y grados, alumnos de doctorados y másteres,
que estén realizando sus TFG y TFM, así como becarios, tanto de nuestra universidad como de otras.
El Congreso forma parte de los resultados del Proyecto de Excelencia Multidisciplinar de la UAM “El
Quijote en la cultura europea. Mito y representación” (Ref. CEMU-2012-017-C01), y cuenta con el
patrocinio de la Universidad Autónoma de Madrid y del Centro Nacional de Difusión de la Música
(INAEM- Ministerio de Educación, Cultura y Deporte), y con la colaboración del Centro de Estudios
Cervantinos, la Asociación de Cervantistas y el Instituto Cervantes.



PROGRAMA PROVISIONAL
DÍA 1 (MARTES 6)
Sesión de mañana
9´30 h. Recepción y entrega de materiales
10´00 h. Inauguración
10´30 h. Ponencia inaugural
Presentación: Pedro Álvarez de Miranda (Real Academia Española-UAM)

Jean Canavaggio (Université Paris X Nanterre)
Don Quijote entre burlas y veras: la aventura de los galeotes

11´15 h. Descanso

11´45 h. 1ª Sesión: El Quijote como eje de construcción de una identidad musical y literaria
europea I

Presentación: Lothar Siemens (Presidente Sociedad Española de Musicología)

Begoña Lolo (Universidad Autónoma de Madrid- CSIPM)
La imagen musical de España en Europa a través del Quijote. Problemas de identidad.

Claudia Colombati (Università di Tor Vergata Roma II)
L’essenza musicale di don Quijote: immaginazione poetica e realizzazione sonora

Daniel Essig (UAM)
El Quijote, ¿un texto anglicano?

Miguel Salmerón (UAM)
El Quijote: identidad, ideal y música

Luis Miguel Vicente García (UAM)
Cervantes como norte de la Bohemia: su resonancia en Cansinos Assens y Eugenio Noel

13´30 h. Debate

14´00 h. Comida

Sesión de tarde
16´00 h. 2ª sesión: Recepción del Quijote en Europa II

Presentación: Francèsc Cortés (Universidad Autónoma de Barcelona)

Ramón Sobrino y M.ª Encina Cortizo (Universidad de Oviedo)
La Ínsula Barataria de Larra y Arrieta: una lectura musical del episodio cervantino

Elena Torres (Universidad Complutense de Madrid)
Del arte sensual a la expresión intelectualizada: estudio de los esbozos, borradores y versiones primitivas
de El Retablo de maese Pedro de Manuel de Falla.

Christian de Paepe (Katholieke Universiteit Leuven)
El Retablo de Maese Pedro en Bélgica: representación y recepción

M.ª Dolores Cuadrado Caparrós (Universidad de Murcia)
Conmemoraciones cervantinas en la prensa Española desde 1873 en sus contextos socioculturales e
históricos. Algunas notas musicales

17´30 h. Debate

18´00 h. Descanso

18´30 h. 3ª sesión: Mesa redonda: El Compositor frente al Quijote
Moderador: Antonio Gallego (Real Academia de Bellas Artes de San Fernando)
Participantes: Lothar Siemens (Real Academia de Bellas Artes Miguel Arcángel-Presidente
Sociedad Española de Musicología); Leticia Armijo (Universidad Nacional Autónoma de México);
Marvin Camacho (Universidad de Costa Rica).

DÍA 2 (MIÉRCOLES 7)
Sesión de mañana
9´30 h. 4ª sesión: Género literario y género musical: interrelaciones y condicionantes I
Presentación: Germán Labrador López de Azcona (UAM)

Marco Mangani (Università di Ferrara)
Romantici rottami e immondizia della storia: l'Italia del nuovo millennio nel Don Chisciotte di
Francesco Guccini.

Germán Labrador Méndez (University of Princeton)
Pinocho vuelto Quijote. Infanto-quijotismos, pedagogía moderna y políticas literarias en la Edad de
Plata, a partir de circulación española de la figura de Pinocho.

José Prieto Marugán (Musicógrafo)
Un Quijote zarzuelero y didáctico. Don Quijote de la Mancha de Educardo Barriobero y Herrán
y Teodoro San José

María Jesús Zamora (UAM)
Las brujas y el universo cervantino

11´00 h. Debate

11´30 h. Descanso

12´00 h. 5ª sesión: Género literario y género musical: interrelaciones y condicionantes II
(sesiones paralelas)
Sala A
Presentación: Joaquín Alvarez Barrientos (CSIC)

Francisco Javier Escobar (Universidad de Sevilla)
Relaciones entre literatura y música en La Galatea de Cervantes

Pepe Rey (Musicólogo)
Los ovillejos de Cardenio. Versión con música publicada por Giovanni Stefani (Venecia, 1619)

Sandra Myers (Conservatorio Superior de Música, Salamanca)
Cervantes y el Romancero español en los lieder y canciones artísticas europeas del siglo XIX

Juan José Pastor Comín (Universidad Castilla- La Mancha)
Don Quichotte de la Manche. Opérette en trois actes, de Ernest Weiller

13´30 h. Debate

Sala B
Presentación: Ramón Sobrino (Universidad de Oviedo)

Francèsc Cortés (Universidad Autónoma de Barcelona)
El personaje de don Quijote en la ópera del s. XX: de mito épico a cómico de opereta

Bernardo García Bernalt Alonso (Universidad de Salamanca)
Don Quijote el extremado: técnicas de representación y mímesis musical en Don Chisciotte della
Mancia in Sierra Morena de F. B. Conti

Adela Presas (UAM)
Retórica musical del Quijote en la ópera italiana del siglo XIX

13´30 h. Debate

14´00 h. Comida

Sesión de tarde
16´00 h. 6ª sesión: Presentación: Begoña Lolo (UAM)

Yvan Nommick (Université Paul Valéry Montpellier III)
Del ‘abismo del orgullo’ a la luz: la Trilogía ‘Faust – Don Quichotte – Saint François
d’Assise’ de Tournemire

16´30 h. Mesa de Jóvenes Cervantistas (sesiones paralelas)
SALA A
Presentación: Iole Scamuzzi (Università di Torino)

Juan Lorenzo Jorquera (Universidad Austral de Chile)
Órdenes religiosas y el Quijote, contexto musical de los jesuitas de Madrid en el Siglo de Oro

Miriam Perandones (Universidad de Oviedo)
Dos canciones epigramáticas (1915) de Amadeo Vives sobre el texto de Cervantes: Madre, la mi
madre, de El Celoso Extremeño, y La buenaventura, canción gitana, de La Gitanilla
(Novelas Ejemplares, 1613)

Cristina Álvarez Losada (Universidad Autónoma de Barcelona)
La recepción del Don Quijote de Strauss en Barcelona: la crítica de Felipe Pedrell

Estrella Sánchez (UAM)
La recepción de D.Q. en Barcelona, o la auto-referencia de la ópera

Cintia González Guerrero (Universidad de Oviedo)
Del ingenioso hidalgo a los venteros. Acercamiento a los personajes de la ópera de Cristóbal Halffter

17´30 h. Debate

SALA B
Presentación: Leticia Sánchez (UAM)

Beatriz Alonso Pérez Ávila (Universidad de Oviedo)
El compositor Emilio Serrano y Ruiz y el Quijote: dos poemas sinfónicos escondidos

Susana Castro (UAM)
Lost in La Mancha. La búsqueda de una utopía.

Sara Navarro (UAM)
Ideario audiovisual de la obra del Quijote para público infantil.

Sara Pedraz (UAM)
Las relaciones entre Falla y Cervantes vistas por la propaganda audiovisual franquista.

17´30 h. Debate

18´00 h. Descanso

19´30 h. CONCIERTO
Salón de Actos del Ateneo Científico y Literario de Madrid (c/ Prado 21)
Goffredo Petrassi: Ritratto di Don Chisciotte (versión del ballet para piano).
Ana Vega Toscano, Piano
Marvin Camacho: Reflexión de Dulcinea (piano y viola) (Estreno)
Marvin Camacho, Piano

DÍA 3 (JUEVES 8)
Sesión de mañana
9´30 h. 7ª Sesión: Género literario y género musical: interrelaciones y condicionantes III
Presentación: Roger Tinnell (University System of New Hampshire, EEUU)

José Montero (Universidad de Vigo)
Entre música y Literatura: Cervantes con Fray Luis al fondo

Cecilia Piñero (IES Burgo de las Rozas)
Las canciones de Matilde Salvador sobre el Quijote

M.ª Consuelo Martin Colinet (Conservatorio profesional de Amaniel, Madrid)
Implicación de Rafael Rodríguez Albert en la aventura del Quijote

Fernando J. Cabañas Alemán (CIEA Federico Moreno Torroba, Madrid)
La creación de inspiración quijotesca en la obra de Zulema de Cruz

10´45 h. Debate

11´15 h. Descanso

11´45 h. 8ª sesión: Recepción del Quijote en Europa I
Presentación: José Luis Mora (UAM)

Marie Noëlle Masson (Université Haute Bretagne Rennes II)
(Pendiente de enviar tít.)

Fernando Hermida de Blas (UAM)
La polémica en torno a las interpretaciones del Quijote en el siglo XIX: Manuel de la Revilla como
mediador entre la interpretación literaria y la interpretación simbólica del Quijote

Leticia Sánchez de Andrés (UAM)
Desarraigo y patriotismo: La búsqueda gerhardiana del sentimiento nacional en el mito de don Quijote

Juan López Patau (IES Rafael Alberti, Coslada)
Don Quijote de… ¿La Mancha?: Castilla y lo castellano en la ópera El mozo de las mulas de
Antonio José

13´00 h. Debate

13´30 h. PRESENTACIONES
Presentación: Antonio Álvarez Cañibano (Centro de Documentación de la Música y la Danza
INAEM-UAM)

Roger Tinnell (University System of New Hampshire EEUU)
Nuevo catálogo anotado de la música basado en la vida y obra de Cervantes.

Begoña Lolo-Florencio Sevilla (UAM)
Plataforma Quijotes musicales: el caso de las Bodas de Camacho
(Proyecto de Excelencia Multidisciplinar de la UAM-Centro Virtual Cervantes)

14´00 h. Comida

Sesión de tarde
16´00 h. 9ª sesión: El Quijote a través de la imagen (sesiones paralelas)
SALA A
Presentación: Javier Ordóñez (UAM)

Ana Vega Toscano (RNE-UAM)
La narrativa musical en Don Quijote de Pabst/Ivert

Matilde Olarte (Universidad de Salamanca)
La narratividad del número musical: reescribiendo a Cervantes en Man of la Mancha

Enzo Rega (Università di Salerno)
Tracce del Quijote nel cinema italiano (tre esempi)

Iole Scamuzzi (Università di Torino)
Donkey Xote, Cervantes en 3D

17´30 h. Debate

SALA B
Presentación: Valeria Camporesi (UAM)

Beatriz Martínez del Fresno (Universidad de Oviedo)
Don Quijote y Dulcinea en la danza moderna.

José Ignacio San Juan (Conservatorio Superior de Danza María de Ávila, Madrid)
El ballet d'action en Madrid: Las bodas de Camacho y Les noces de Gamache

Mercedes del Carmen Carrillo Guzmán y Sonia Murcia Molina (Escuela Superior de Arte
dramático de Murcia)
Funciones dramático-musicales y movimientos escénicos coreográficos de los coros en zarzuelas inspiradas
en el Quijote

17´30 h. Debate

18´00 h. Descanso

18´30 h. 10ª sesión: Lost in la Mancha
Proyección de película

Cine-forum: Germán Labrador. (UAM), Valeria Camporesi (UAM), Kasimir Morski
(Università di Roma II “Tor Vergata”)

19´30 h. Paisajes audiovisuales del Quijote
Presentación: Ana Vega (RNE-UAM)

Cristina Palmese (Università Federico II, Nápoles), José Luis Carles (UAM), Luis Antonio
Gutiérrez Cabrero (Universidad Politécnica de Madrid), Adolfo Núñez (UAM)
Paisajes audiovisuales del Quijote. La experiencia del film Lost in la Mancha y la búsqueda de
nuevos escenarios en la comarca de los Barruecos (Cáceres)

20´00 h. Clausura del Congreso

***
Presentarán texto para su publicación
Carlos Alvar (Universidad de Ginebra- Centro de Estudios Cervantinos)
Quijotes y Dulcineas: De Massenet a Man of La Mancha
Stephan Etcharry (Université de Reims)
Don Quijote en la música francesa: ¿un ausente en el paisaje del siglo XIX?
Marisa Luceño (UAM)
El Ballet La Gitanilla de Antón García Abril: del género dancístico al sinfónico
José Manuel Lucía Megías (Universidad Complutense de Madrid-Presidente Asociación de
cervantistas)
El Quijote más allá de los textos: las primeras críticas, las primeras imágenes.
Kasimir Morski (Università di Roma II “Tor Vergata”)
L’essenza musicale di Don Quijote: immaginazione poetica e realizzazione sonora

*****
Miembros del comité científico:
Carlos Alvar (Universidad de Alcalá de Henares)
Valeria Camporesi (UAM)
Jean Canavaggio (Univ. París X, Nanterre)
Stéphan Etcharry (Univ. de Reims)
Begoña Lolo, (UAM).
José Luis Mora (UAM)
Yvan Nommick (Univ. de Montpellier)
Adela Presas (UAM)
Aldo Ruffinato (Univ. de Torino)
Iole Scamuzzi (Univ. de Torino)
Florencio Sevilla (UAM)
Lothar Siemens (Presidente Sociedad Española de Musicología)
Carmen Valcárcel (UAM)

Secretarias:
Adela Presas Villalba (UAM)
Estrella Sánchez García (UAM)
Comité organizador:
Iole Scamuzzi (UAM)
Laura García (UAM)
Belén Muñoz (UAM)
Susana Castro (UAM)
José Ignacio Sánchez (UAM)