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sabato 22 settembre 2018

Rapallo. Ricordo


Rapallo.

E. F. Batty, Veduta di Rapallo, 1820 (incisione in acciaio)


            Fugace puntata nelle terre natie. Ma Genova è solo sfiorata. A Rapallo ci accoglie il sole, e, per me, già all'olfatto, e agli occhi, un’aria e una luce conosciuti. Il ricordo delle gite domenicali dell’infanzia: da Genova a Rapallo, da Genova a Recco, da Genova a Nervi. Un’aria sottile, una luce sul filo d’una lama. Sottilissima ebbrezza salmastra. E, dietro il lungomare, vicoli come calli veneziane (e c’è difatti una via Venezia). In auto, al ritorno, il solito scoramento.

L'acqua di Parigi

  


 L’acqua si porta via da sé, lentamente e inesorabilmente, con la calma che il saggio ha di fronte alla morte, trascinandosi appresso il sole a placche, a scaglie. Un quatto e pigro alligatore, appena stordito da un leggero pasto; già la coda scompare alla prima svolta che un’orda gli tiene dietro nel magnifico silenzio delle auto rombanti. Alta su tutto, la sfida verticale della Torre di metallo.
Da tempo Parigi strizzava l’occhio alle nostre stanze di adolescenti, affollate di speranze e ingombre di libri. 

Enzo Rega, Il racconto di Parigi, in "ClanDestino" (1987?)


mercoledì 30 dicembre 2015

MATERA - immagini dicembre 2015

MATERA
26 dicembre 2015

una manciata di immagini sparse a caso - i Sassi ma non solo - 

foto di Enzo Rega



















lunedì 30 giugno 2008

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, per caso a Palermo, un giorno...

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C'era una volta... la casa di Tomasi di Lampedusa

La sorpresa, dopo aver visitato, nell'aprile 2008, l'Orto Botanico a Palermo, e dopo essere stati alla Focacceria San Francesco (non fa niente se ora è soprattutto per turisti), di scoprire una delle case di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Veramente, prima della Focacceria, avevamo trovato un Lighea Ristorante Wine Bar, che ci aveva messo sulle tracce. Lì vicino dunque avevamo scoperto il Parco letterario dedicato all'autore del racconto omonimo, Lighea, appunto, nonché del celeberrino Gattopardo. La sede del Parco è poco lontana dall'ultima casa abitata dal principe scrittore (o principe degli scrittori). Così, dopo aver mangiato, ci siamo spostati in un altro punto della città, a ridosso di via Cavour. Qui abbiamo trovato il vicolo Lampedusa, dove rimangono i resti - cioè, le mura perimetrali - della casa natale dello scrittore. Seriamente danneggiata dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale, fu poi, per pericoli di crolli, quasi interamente distrutta. Ed ecco cosa ne rimane. E pensare che da quel vicolo, dal portone in quel vicolo, una volta usciva una carrozza...C'era una volta
Nelle foto: un ritratto dello scrittore e la prima pagina del Gattopardo. Poi una locandina del Parco Letterario "Giuseppe Tomasi di Lampedusa". Quindi, la casa di via Lampedusa, e immagini della sede del Parco (foto originali scattate da Enzo Rega, quella in cui compare egli medesimo è stata scattata da Vita Brugnone. Le prime due immagini che seguono sono riprodotte da cartoline stampate a cura del Parco):






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lunedì 28 aprile 2008

Palermo: l'Orto Botanico

L'Orto Botanico di Palermo è una sorpresa. Tu vai in Città (così come lapidariamente la chiama Roberto Alajmo nel suo libro Palermo è una cipolla ["Contromano" Laterza, 2006] dove la Sicilia altrettanto icasticamente è detta solo l'Isola) per vedere la galleria di Palazzo Abatellis e siccome vieni a sapere che è chiusa, dirotti, in zona, verso l'Orto botanico, appunto. E scopri un mondo. Nato in altra zona della città nel 1779 (quando sorse l'Università a Palermo), e precisamente presso il vecchio baluardo di Porta Carini, fu poi spostato nel 1795 verso il mare, ora vicino all'attuale lungomare del Foro Italico. Così, si introdussero nel Mediterraneo, e quindi in Italia e in Europa, piante originarie di aree subtropicali e tropicali dell'intero pianeta. La Sicilia svolge allora anche naturalisticamente, e non solo storicamente e culturalmente, la sua funzione di "ponte" verso i Sud del mondo.
Nell'attuale estensione di circa 10 ettari, raggiunta già nel 1892, troviamo, fra l'altro, una antica Araucaria columnaris, un gigantesco Ficus magnolioides, palme quali Washingtonia, Samal e Chamaerops, e poi piante di papiro, altri Ficus, Kapok, l'albero del sapone e del caffè. E poi, come in ogni giardino che si rispetti, una vasca. In fondo al viale Centrale c'è infatti l'Aquarium, con tre bacini concentrici suddivisi in 24 scomparti. E qui tante piante acquatiche, tra le quali il loto indiano e varie ninfee. Poco lontano dei bambù e, sul bordo della vasca, due tartarughine placide al sole. Tra i rami richiami di svariate specie di uccelli.

(foto Enzo Rega - aprile 2008)