
NESSUNA DISCARICA sul FORMICOSO !
Lunedì 18 agosto 2008
ALTOPIANO del FORMICOSO - ANDRETTA (AV)

Per il resto, il Festival messinese è "proiettato" verso il mondo arabo-mediterraneo. La premiazione, infatti, è stata preceduta da un cortometraggio degli Emirati Arabi, Bint Mariam (2008) di Saeed Salmen Al Mury e dal film marocchino Fi intidhar Pasolini (Aspettando Pasolini, 2007) di Daoud Aoulad Syad: un bel film nel quale la comunità di un paese aspetta una troupe italiana che dovrà girare nella zona alcune riprese e a guidarla dovrebbe essere Pier Paolo Pasolini, senonché Pasolini è già morto; la sua figura, oggetto di vero culto da parte di un vecchio che l'ha conosciuto in altra occasione (come positivo è il pregiudizio con il quale tutti sono attesi: "gli italiani sono onesti"), rappresenta la giustizia stessa (per l'aiuto che potrà dare alla gente del posto), aspettativa che andrà delusa.
[E.R.]
foto di Enzo Rega, tranne 6 e 7, tratte dal sito dell' Horcynus Festival: nelle foto compaiono Franco Jannuzzi con delle collaboratrici, e poi Jannuzzi con Erfan Rachid e Massimo Barilla
direzioni artistiche: Franco Jannuzzi, Erfan Rachid, Massimo Barilla, Giacomo Farina
Programma
Dal 20 luglio al 3 agosto torna a Messina l’Horcynus Festival.
La sesta edizione dell’Horcynus Festival di Messina prenderà il via il 20 luglio, al Parco letterario Horcynus Orca nell’area di Capo Peloro, la Cariddi del mito, e si concluderà il 3 agosto.
L’Horcynus Festival, dedicato alle arti del Mediterraneo, si articola in più sezioni (cinema, musica, teatro, arti visive), ognuna delle quali arricchita da incontri, workshop, convegni con i protagonisti del festival nell’intento, che muove da sempre l’attività della Fondazione, di promuovere la ricerca e lo scambio culturale tra le diverse sponde del Mediterraneo.
Questa edizione del Festival è divisa in due parti. Un prologo (20-23 luglio), dedicato al cinema italiano degli anni ’70 e la manifestazione vera e propria che partirà il 24 luglio con il Parlamento civile degli intellettuali del Mediterraneo, un workshop in cui figure di spicco dei paesi che si affacciano al mare nostrum ragioneranno insieme sui modelli di sviluppo economico e sociale e sulle domande comuni che Nord e Sud devono cominciare a porsi per crescere in modo integrato. Sarà presente anche l’ex ministro italiano per l’attuazione del programma Giulio Santagata.
Apertura dell’Horcynus Festival
Emilio Isgrò apre l’Horcynus Festival (24 luglio, ore 21)L’evento che darà il via ufficiale all’Horcynus Festival sarà l’inaugurazione del cancello/opera d’arte che l’artista siciliano Emilio Isgrò ha appositamente progettato per la cinquecentesca Torre degli inglesi che è una delle sedi della Fondazione. In questa occasione si potrà visitare anche l’altra opera che Isgrò ha ideato per la Fondazione, un’installazione permanente dedicata al compositore messinese Casalàina che sarà collocata in alcune sale della Torre.
L’evento è a cura di Gianfranco Anastasio.
A seguire, Martina Corgnati, membro del comitato scientifico della Fondazione per l’arte contemporanea, presenterà l’archivio di video arte araba della Fondazione Horcynus Orca.
Gabin Dabiré in concerto (24 luglio, ore 23)All’Horcynus Festival la grande etno-music. Il cantastorie, percussionista e chitarrista del Burkina Faso Gabin Dabiré chiuderà la prima serata con una performance di voci, percussioni e lira africana in cui sarà accompagnato da musicisti senegalesi.
Le rassegne cinematografiche dell’Horcynus Festival
Gli anni selvaggi, il cinema italiano nel decennio 1968-1978 (20-23 luglio)
Nel trentennale dall’assassinio di Aldo Moro, la rassegna di cinema italiano degli anni ’70 funge da prologo all’intera manifestazione con incursioni anche dopo il 23 luglio. Il filo rosso che ha guidato la selezione, curata da Franco Jannuzzi, è il rimescolamento totale che ha contraddistinto quegli anni «formidabili» sul piano sociale, politico e individuale, ma anche i riflessi che ha avuto sul modo di fare cinema. I film scelti, però, non parlano solo del “macro” di cui ormai tutto (o quasi) sappiamo. Raccontano anche degli individui, dei percorsi soggettivi di persone pienamente immerse nel clima culturale di quegli anni, delle cui contraddizioni sono uno specchio. E rappresentano anche il cambiamento del costume. Ecco allora che accanto al più classico Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri (1970, proiettato il 22 luglio alle 23, c’è Grazie zia di Salvatore Samperi (1968, 20 luglio alle 22. 45). E a fianco di Amore e rabbia ((Lizzani, Godard, Bellocchio, Bertolucci, Pasolini, 1969, 21 luglio alle 21), c’è Ultimo tango a Parigi di Bertolucci (1972, 25 luglio, dopo le 23). Ma anche Gatto selvaggio di Andrea Frezza (1969, 3 agosto dopo le 23), Ciao Maschio di Marco Ferreri (1977, 23 luglio alle 23). E poi due film recenti sugli anni ’70: Buongiorno notte di Marco Bellocchio (2003, 2 agosto 2008 dopo le 23) e Vogliamo anche le rose, di Alina Marazzi (2008, 30 luglio ore 21. Il 2 agosto la Fondazione Horcynus Orca premierà l’attore Roberto Herlitzka per la sua interpretazione di Aldo Moro in Buongiorno notte.
Dal 25 luglio in poi, attorno alle 21, strisce giornaliere di quindici minuti sugli eventi degli anni ’70 realizzati da Rainews24
Il cinema arabo.
Film, cortometraggi, autori e attori (26 luglio – 2 agosto)La tradizionale rassegna di cinema arabo, curata da Erfan Rashid, conta oltre venti fra film e cortometraggi inediti in Italia ed è dedicata alle donne nel mondo arabo, alla loro condizione ma anche al modo in cui si vedono e si rappresentano le donne arabe, data la presenza di molte opere firmate da registe, alcune delle quali saranno presenti al festival.
La rassegna è divisa in tre sezioni – Il pianeta è donna, Carcere… carceri..,, Omaggio al cinema dei poveri – che affrontano il tema da diversi punti di vista.
Il pianeta è donna mette a fuoco la condizione femminile con film come Dunia della regista libanese Jocelyn Saab (Egitto 2006, verrà proiettato il primo agosto alle 21.20) che è stato censurato da alcuni paesi arabi ma in Egitto ha dato il via a un dibattito che ha portato il parlamento egiziano a votare una legge contro l’infibulazione. O con film come Madri, di Barbara Cupisti (Italia 2007, 26 luglio, ore 21.30), che al Festival di Venezia ha vinto il David di Donatello per la categoria documentari ma che non è ancora uscito nelle sale. La regista italiana ha raccolto le testimonianze di madri israeliane e palestinesi i cui figli sono rimasti vittime del conflitto. Jocelyn Saab sarà presente al Festival nei giorni delle proiezioni.
Carcere…carceri… mette l’accento sulle reclusioni – penitenziarie o sociali – delle donne arabe. Con documentari come Amina di Khadija Salami (Yemen 2007, 29 luglio, 21.40), che ricostruisce la vicenda della donna che rischiò la lapidazione per adulterio perché aveva avuto una bambina dopo il divorzio dal marito. O come Un giorno nel carcere femminile di Kadhumia a Baghdad, di Oday Salah, che, attraverso le interviste di alcune recluse, mette in luce un fatto paradossale, e cioè che, data la situazione in Iraq, per le donne il carcere finisce di essere un luogo di protezione, un posto in cui vivono meno peggio che altrove.
Khadija Salami sarà presente al Festival nei giorni delle proiezioni.
Omaggio al cinema dei poveri parla di come si fa il cinema, di come viene vissuto e della funzione sociale che ha nei paesi arabi in cui soldi e produzioni scarseggiano. Bellissimo Fi Intiddhar Pasolini, In attesa di Pasolini, di Daoud Aoulad Syad (Marocco, 2007, 2 agosto ore 21.30), che racconta di un film italiano che si deve fare in Marocco e di un tecnico marocchino che deve lavorare in quella produzione. A suo tempo aveva lavorato con Pasolini. Sicché per lui aspettare la troupe diventa “aspettare Pasolini”, che poi, ovviamente, non verrà.
In chiusura di rassegna, una giuria di critici cinematografici arabi premierà l’opera migliore.
È prevista un’anteprima per la stampa di tutti i film e di tutti i cortometraggi nella tarda mattinata della giornata che precede la proiezione ufficiale.
Oltre ai registi indicati saranno presenti numerosi altri registi, attori e critici cinematografici.
I dibattiti dell’Horcynus Festival
La psichiatria, le donne e il cinema.
Tre vere rivoluzioni degli anni ’70. Conversazioni e dibattiti
Sulla scia della rassegna cinema, l’Horcynus Festival ha organizzato conversazioni e dibattiti su tre vere rivoluzioni degli anni ’70, quella della psichiatria, quella delle donne e quella del cinema.
Un futuro di 180, 27 luglio, ore 22
Angelo Righetti, Biagio Gennaro e Franco Rotelli discuteranno della psichiatria prima e dopo Basaglia. Al termine, performance di poesia, musica e immagini di Lello Voce e Michael Gross.
La rivoluzione non è un pranzo di gala, 30 luglio, ore 22.30
Che cosa è stato il movimento delle donne e come è cambiato negli anni. Conversazione su donne, femminismo e postfemminismo alla Carrie Bradshow e Samantha Jones con Alina Marazzi e Franca Fossati. Dopo la proiezione di Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi, che avverrà alle 21.
Gli anni selvaggi, 3 agosto, 22.30
Confronto fra Andrea Frezza e Paolo e Vittorio Taviani sul cinema degli anni ’70.
Le presentazioni dell’Horcynus Festival25 luglio
Ore 22. 00 1958-2000. Quarant’anni di storia d’Italia in pillole. Conversazione con Fausto Pellegrini, Rainews24.
Ore 22.30
L’Horcynus Festival 2008, presentazione a cura di Franco Iannuzzi e Erfan Rashid
1 agosto
21.15 Proiezione del documentario di Enrico Fierro, La santa. Viaggio nella ‘Ndrangheta sconosciuta (Globo d’oro 2008). 22.15
La santa, viaggio nella ‘Ndrangheta sconosciuta, Conversazione con Enrico Fierro
La musica all’Horcynus FestivalMusica Nomade. Etno-music all’Horcynus Festival
Con tre artisti di fama internazionale come Gabin Dabiré, Franca Masu e Antonio Calogero a Messina, all’ Horcynus Festival 2008, va in scena l’etno-music in alcune delle sue varianti più raffinate e innovative.
Gabin Dabiré, 24 luglio ore 21
Il concerto del cantastorie, percussionista e chitarrista del Burkina Faso Gabin Dabiré apre la sesta edizione dell’ Horcynus Festival il 24 luglio.
Una performance di voci, percussioni e lira africana in cui Gabin sarà accompagnato da musicisti senegalesi.
Lello Voce e Michael Gross, 26 luglio, dopo le 23
Poesia e musica, parole e suoni. Il napoletano Lello Voce incrocia la sua lirica affilata con le sonorità di un grande della musica americana, Michael Gross, il trombettista preferito da Frank Zappa. Performance ad alta densità sperimentale per il Linton Kwesi Johnson italiano che riprende il filone dei canti popolari afrogiamaicani e del dub per mixarlo con la sperimentazione lirica, con la musica colta e con le immagini. Che saranno dedicate a una delle (vere) rivoluzioni degli anni ’70, quella che ha prodotto la legge Basaglia nella psichiatria.
Franca Masu, 28 luglio dopo le 23
Come nel suo stile, la folk singer sarda terrà un concerto delicato e pieno di sonorità mediterranee che rimandano alla saudade del Fado portoghese e alla passione del tango. Percussioni, contrabbasso, chitarra e voce. Lingua ufficiale: il catalano di Alghero.
Antonio Calogero, 31 luglio, dopo le 23
Messinese d’origine, Antonio Calogero ha preso dagli Stati Uniti dove vive da molto tempo le sonorità jazz e le ha mixate con i tamburi e le percussioni della world music e della musica etnica. All’Horcynus Festival suonerà con un tamburellist pugliese, un percussionista afrocubano e un sassofonista nordamericano. Un concerto strumentale di pura fusion fra jazz acustico e musica mediterranea.
Mostre e installazioni
24 luglio
Reggio ’70, I giorni della rabbia e della passione
Mostra e installazione multimediale realizzata da Massimo Barilla, Salvatore Arena, Fabio Cuzzola sulla sommossa popolare di Reggio Calabria del 1970.
25 luglio
L’attimo neorealista. Fotogrammi 1941-1952
Esposizione organizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia.
Le presentazioni dell’Horcynus Festival
25 luglio
Ore 22. 00.
1958-2000. Quarant’anni di storia d’Italia in pillole.
Conversazione con Fausto Pellegrini, Rainews24.
Ore 22.30
L’Horcynus Festival 2008,
Presentazione a cura di Franco Iannuzzi e Erfan Rashid
26 luglio
Ore19.30.
Presentazione del libro di Fabio Cuzzola “Reggio 1970. Storie e memorie della rivolta” Donzelli editore.
1 agosto
Ore 21.15
Proiezione del documentario di Enrico Fierro, La santa. Viaggio nella ‘Ndrangheta sconosciuta (Globo d’oro 2008).
Ore 22.15.
La santa, viaggio nella ‘Ndrangheta sconosciuta,
Conversazione con Enrico Fierro
Location
Gli eventi dell’Horcynus Festival si terranno tutti a Messina, nell’area di Capo Peloro presso la sede del Parco Horcynus Orca e alla Torre degli Inglesi, sede della Fondazione Horcynus Orca.
Ospitalità
I giornalisti che intendono seguire il Festival saranno ospiti della Fondazione.
Per informazioni:
Ufficio stampa e pubbliche relazioni Horcynus Festival 08
Fabrizia Bagozzi
348. 7137957; 06. 45401037
fabriziabagozzi@gmail.com
Maria Arruzza
347. 7163429
m.arruzza@libero.it
p.s. e ci piace poi ricordare il milanese Luchino Visconti che gira La terra trema in Sicilia o che in Rocco e i suoi fratelli si occupa di una famiglia lucana immigrata al Nord... da un lato, e, dall'altro, pensare al film di Eduardo De Filippo Napoletani a Milano nel quale si incontrano e fraternizzano, di fronte alle difficoltà del lavoro, meridionali e settentrionali
(e sembra un po' strano oggi tornare sulle due Italie)
Ripropongo qui due mie recensioni di libri di poesia di Anna Maria Carpi, pubblicati su "La Mosca di Milano", 18/maggio 2008 (Compagni corpi) e on-line, in attesa di uscita sul cartaceso, su "Sinestesie", aggiornamento di giugno 2008 (E tu fra i due chi sei). (vedi anche il mio Post dedicato alla "Mosca di Milano"/n.18
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Anna Maria Carpi, E tu fra i due chi sei, Libri Scheiwiller, Milano 2007, pp. 82, euro 11,00
.Prefazione di Vincenzo M. Frungillo
con disegni e foto di Prisco De Vivo
IL LABORATORIO/Le edizioni, Nola (Napoli) 2007
I n d i c e
La bottega dei fantasmi(di P.G. Santella)
Nomina et res(conversazione con P.G. Santella)Le ceneri della memoria(conversazione con P.G. Santella)La terribilità nell'arte(conversazione con P.G. Santella)L'oscuro fiore dell'arte(di E. Rega)Esistenzialismi, eternità dell'arte, filosofia e debolezze(conversazione con E. Rega)Arte, esistenza e malattia(conversazione con E. Rega)_______
"Lo scandalo irrisolto del corpo sembra essere oggi la questione fondamentale. Si potrebbe dire, rubando alla psicologia una sua cara espressione, che la somatizzazione del dolore e la mancata somatizzazione del dolore sono gli attuali dilemmi della filosofia, della poesia, dell'arte e della politica. Come per un'ulteriore rivoluzione copernicana, non più razionalistica ma carnale, l'uomo crede di dover trovare il proprio centro nelle membra; la domanda che lo sostiene ha il tono dello stupore: in un'ipersemiosi simbolica e visiva, cosa farsene ancora di questo busto? questo tronco, questo volto, queste mani? Cos'è il corpo e cosa sono i suoi sintomi, in un mondo che tenta di sollevarsi da terra, che tenta di anestetizzarsi nella visione virtuale della vita? L'oscuro fiore dell'arte, questo singolare libro d'arte e di pensiero a tre voci, nel suo incedere ermeneutico, nel suo procedere dialogante con le immagini del pittore De Vivo, sembra toccare questo centro problematico; le serie pittoriche dell'artista, le foto delle sue sculture, sembrano essere analizzate dagli interlocutori Rega e Santella proprio tenendo lo sguardo fisso su questo snodo cruciale".
dalla Prefazione di Vincenzo M. Frungillo
L’oscuro fiore dell’arteL’arte, quando è vera arte, deve avere il coraggio dell’azzardo e della scommessa. Un colpo di dadi nel quale si gioca l’incontro-scontro fra lo sguardo dell’artista e l’occhio dello spettatore: e i loro rispettivi sistemi psico-nervosi. Così i volti e i corpi tormentati delle opere di De Vivo (ricordando, anche se con diverso intervento grafico e cromatico, Francis Bacon) non possono non “urtare” la suscettibilità, la sensibilità dello spettatore addomesticato dal tranquillo estetismo del soporifero bombardamento massmediatico. La sua – inutile sottolinearlo – non è un’estetica del bello. Ma, a distanza di un secolo, l’artista savianese ha il coraggio, perché si tratta di coraggioso gesto artistico, di riproporre reiteratamente – di nuovo, e ancora di nuovo – la bocca spalancata dell’Urlo di Edvard Munch. Ma l’arco di quelle labbra, passato attraverso tutto l’arco del Novecento “secolo breve” (così breve perché di troppi orrori pieno, oltre che di progressi che non sono bastati a evitare quegli orrori) ha finito per significare – è diventato – in De Vivo il buco nero del forno crematorio di Auschwitz.Ma, poi, ancora, nella sua arte, un imbuto ha chiuso quell’apertura orale, per costringere a ingurgitare pietre, facendo passare dentro di noi, incorporandoli, gli orrori di una vita che – sartrianamente – non abbiamo scelto.
Ma, come segno, pure questo imbuto, che in altri casi diventa copricapo (è direttamente sul cervello che vogliono intervenire i persuasori più o meno occulti), viene da lontano: proprio come copricapo lo ritroviamo in Bosch.Come da lontano viene l’altro riferimento dell’uovo (addirittura da Piero della Francesca), sospeso sulla testa delle figure rappresentate o, addirittura, nel caso delle sculture, posto a gravare direttamente sul capo (al posto dell’imbuto). Uovo primigenio, simbolo del brodo primordiale o dell’anassimandreo apeiron (sia nell’etimologia che lo voglia significare “infinito” o in quella di derivazione accadico-sumerica per cui starebbe per “fango”) delle origini (col quale il mondo greco classico – fermo restando la prima etimologia – intuì, precedendo Giordano Bruno, il fascino e l’angoscia degli spazi e dei tempi infiniti ed eterni). Ma allora qui De Vivo scarta dal ripiegamento su un definitivo e nichilistico pessimismo. Se l’imbuto era lo sprofondare nel gorgo, l’uovo è la possibilità della rigenerazione, di una psicodinamica seconda nascita.
Una esigenza di salvezza si presenta nell’opera di Prisco. Le sue figure giacomettiane si collocano sotto ombrelli, prima neri e poi rossi, dunque colorati: e qui il pittore sembra riprendere quella ricerca del colore che aveva caratterizzato l’espressionismo originario, e che si era offuscato in neoespressionisti come Miquel Barcelò e in Martin Disler – per riemergere però nella ricerca di Baselitz. Era il mondo che sembrava sempre più inghiottire la luce per non più restituirla, uniformandosi in grigi e neri. Ora, invece, di nuovo l’irruzione del colore per quegli ombrelli, che sono forse anche ripari, forse cupole di una qualche chiesa sotto la quale, kierkegaardianamente, gli uomini sono spinti dall’angoscia: riscatto e redenzione sono esigenze esistenziali ma non ancora conquiste definitive. Come per il filosofo Walter Benjamin, teso fra teologia e utopia, e stroncato dal peso senza rimedio della realtà.Ma dalla natura, forse spiritualizzata, l’artista De Vivo, appassionato bruniano, cerca qualche risposta. Alcune sue sculture, come tronchi di legno abbruciati, sembrano nascere dalla terra per diventare, in una accelerazione darwiniana, teste di uomo, anche se ancora petrose. Marcusianamente, all’arte si affida un compito di riscatto rispetto alla banalità del male, ma ciò avviene nel mondo ancora confusamente. Perciò, questa pianta dell’arte, questo fiore è oscuro: il tronco da cui nasce e di cui si nutre è nero di fumo.Enzo Rega
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Anna Maria Carpi, Compagni corpi. Poesie 1990-2002, Scheiwiller, 2004
Prima di occuparci del nuovo libro di poesia di Anna Maria Carpi – germanista, traduttrice e narratrice – uscito per Scheiwiller nel 2007, soffermiamoci su questo bel volume che raccoglie tutta la produzione precedente (A morte Talleyrand, Compagni corpi e Di media taglia, occhi marrone), le cui tematiche di fondo l’opera nuova riprende e approfondisce. La poesia della Carpi è mossa da un’istanza desiderativa nella quale l’autrice mette in gioco se stessa (ne va del suo esserci) nell’armonico equilibrio di elementi che le deriva dalla frequentazione di quella cultura germanica che dà alla sua scrittura una screziatura particolare. Istanza desiderativa dicevamo: «Di nuovo la mia sete/ implora, smania,/ cucciolo alla catena» (p. 178). Se fondamentale è il desiderio degli altri («anelo alla comunione», p. 176), in una tensione che fa considerare la vita altrui come epifania di un’alterità lacerante, il bisogno di far comunità, poi («Restiamo assieme», p. 125), è un far fronte alla morte nientificatrice che incombe su tutti («Chiamami niente, chiamami nessuno», p. 143), per cercare un riconoscimento eternizzante: «Ma il male vero è un altro, e non lo si vuol dire:/ dover morire/ e che nulla di nulla avesse senso» (p. 120). Per cui, seguendo il viaggio di Celan (al quale è interamente dedicata la seconda delle raccolte qui riunite), rammaricarsi di avere «una vita sola». L’insensatezza della vita di fronte alla morte non può non richiamare il Camus del dio indifferente: «Nebbia d’acqua e di fumo, / ultimo lembo della veste/ di un dio né buono né malvagio./ Dio è indifferente e viaggia senza volto/ col vento verso la terraferma/ donde anch’io vengo» (p. 140), un dio pur cercato. Quella nebbia che ritorna avvolgente e rassicurante, materna: «Cara nebbia padana, madre fitta/ sei del mattino, inverno,/ le macchine del caffé vanno in pressione/ nei primi bar aperti sul piazzale» (p. 76). Luoghi protettivi, dunque, come un grembo materno al quale regredire, non da soli ma appunto facendo comunità, come nella Stazione Centrale di Milano con cui il volume si apre (e poi “case” o “stanze” che si susseguono come luoghi d’una possibile normalità: e c’è una «porta di casa» che ci ricorda la forza evocativa de La porta della narratrice ungherese Magda Szabó, e poi una «casa d’altri» che ci riporta a Silvio D’Arzo); per chiudersi con una carrellata sui viaggiatori in un treno, in questa «terra di nessuno» che è poi magica sospensione temporale. Con la domanda finale. «Perché ci siamo?». E allora ecco la viaggiatrice con il baschetto e gli occhiali d’oro parlare parlare, come Shahrazâd, «perchè/ finché si parla non si muore,/ e morire è terribile» (p. 182). Il desiderio è desiderio di vita, è cogliere il bianco nel buio e aspettare e (ora contro Nietzsche) sperare. Che quel tubero (sinisgalliano?) sbocci.
Enzo Rega