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sabato 21 gennaio 2017

Sant'Anastasia (NA): "La fabbrica della parola" di R. Urraro




Martedì 24 gennaio 2017, alle ore 17,30
presso il
CENTRO SOCIALE ANZIANI
(Piazza IV Novembre – Sant’Anastasia)

il Prof. RAFFAELE URRARO
parlerà di poesia traendo spunti e riflessioni dal suo libro
LA FABBRICA DELLA PAROLA
(Manni Editore)

La manifestazione è organizzata dalla
CASA DELLA POESIA DI SANT’AGATA DEI GOTI

Interverranno il Sindaco di Sant’Anastasia, LELLO ABETE e l’Assessore alle Politiche Sociali, ROSSELLA BENEDUCE.
Presentazioni di PINO VETROMILE.

Mail 

martedì 17 gennaio 2017

CICCIANO - Liceo Medi: Luigi Fontanella parla di Svevo e Freud

LUIGI FONTANELLA
Lezioni magistrali di Letteratura Italiana Contemporanea al Liceo "Medi" di Cicciano

Luigi Fontanella parla di Svevo e Freud





ITALO SVEVO
Al Liceo Linguistico-Scientifico-Artistico “Enrico Medi” di Cicciano (NA) continuano le "Lezioni magistrali di letteratura contemporanea", per le classi V dell'Istituto, aperte al pubblico, Teatro Nadur in Viale delle Viole a Cicciano sarà la volta del prof. Luigi Fontanella che relazionerà su Svevo e Freud. È prevista anche una presentazione, durante l'incontro, del libro di poesie Bertgang. Fantasia onirica, edito da "Moretti & Vitali" di Milano che si ispira al saggio di Freud sulla novella Gradiva. Fantasia pompeiana (1903) di Wilhelm  Jensen divenuta celebre dopo lo scritto di Freud. 
tenute da alcuni tra i maggiori italianisti ed esperti sulla letteratura del Novecento. Mercoledì 18 gennaio alle ore 9, presso il



Luigi Fontanella, critico letterario, poeta, scrittore, è nato a Mercato Severino nel 1943. Dopo la laurea in Lettere all'Università La Sapienza di Roma, ha conseguito il Ph.D. in lingue e letterature romanze all'Università di Harvard. Ha insegnato alla Columbia University e all'Università di Princeton, dove, dal 1976 al 1978, ha ricoperto la posizione di Fulbright Fellow e al Wellesley College. Attualmente è professore ordinario di Letteratura Italiana e Direttore del programma d'Italiano presso  la State University di New York. numerosi libri di saggistica ed edizioni di autori contemporanei: I campi magnetici (trad., introd. e note di Le champs magnetiques di A. Breton e P. Soupault),  Newton Compton, 1979; Il surrealismo
SIGMUND FREUD
italiano
, Bulzoni, 1983; La parola aleatoria. Avanguardia e sperimentalismo nel Novecento italiano, Le Lettere, 1992; Storia di Bontempelli. Longo Editore, 1997, Racconti di Murano di Italo Svevo, Ed. Empiria, 2004, Pasolini rilegge Pasolini (Archinto, 2005), Giuseppe Berto: Thirty Years Later, Marsilio Editore, 2009; Soprappensieri di Giuseppe Berto (Aragno 2010); Paolo Volponi: L'inedito Di New York. Conversazioni con Luigi Fontanella  Torino, Nino Aragno Editore, 2012.  Tra le sue pubblicazioni più recenti di poesia:  L’angelo della neve. Poesie di viaggio (Mondadori, "Almanacco dello Specchio", 2009), Bertgang (Moretti & Vitali, 2012, Premio Prata, Premio "I Murazzi"), Disunita ombra (Archinto, RCS, 2013, Premio "Città di Sant’Anastasia"), L’adolescenza e la notte (Passigli, 2015, Premio giuria-Viareggio). Di narrativa: Hot Dog  (Bulzoni, 1986); Controfigura (Marsilio 2009).  Dirige, per la casa editrice Olschki, “Gradiva”, rivista internazionale di poesia e poetologia italiana (Premio per la Traduzione, Ministero dei Beni Culturali) e presiede la IPA (Italian Poetry in America). Nel 2014 gli è stato assegnato il Premio Nazionale Frascati Poesia alla Carriera.

venerdì 6 gennaio 2017

Napoli: "La parola abitata" - laboratorio di poesia

La parola abitata
associazione e casa editrice

Palazzo Venezia Napoli
caffè libreria cultura & altro

Palazzo Venezia - Napoli - facciata


LA LOGICA INDECIFRABILE
DEL TUTTO

laboratorio permanente di poesia
letture  incontri  dibattiti
  
a cura de La parola abitata   

interventi Marilia Aricò, Giovanni Ariola, Diego Astore, Cristiana Buccarelli, Alfonsina Caterino, Domenico Cipriano, Floriana Coppola, Paola D'Ajello Caracciolo, Ariele D'Ambrosio, Vera D'Atri, Ciro De Novellis, Antonio Di Maro, Marcello Dinacci, Salvatore Di Natale, Enrico Fagnano, Massimiliano Discepola, Emmanuel Di Tommaso, Michele Fragna, Maria Gabriella Gay, Mimmo Grasso, Costanzo Ioni, Eugenio Lucrezi, Maria Rosaria Luongo, Paolo Lutricuso, Wanda Marasco, Ketti Martino, Amedeo Messina, Marina Mineo, Loredana Nugnes, Salvatore Oliviero, Salvatore Palladino, Enzo Rega, Linda Santojanni, Lidia Savarese, Sabina Siracusano, Antonio Spagnuolo, Luciana Tagle, Valentina Telesco, Ciro Tremolaterra, Ferdinando Tricarico, Alexandre Urussov, Felice Zinno, Dario Zumkeller


dal 12 gennaio 2017
ogni giovedì  ore 17,00


per informazioni
3466710659  3474445139  3381845191 

Palazzo Venezia
Via Benedetto Croce, 19  NAPOLI

081 5528739

sabato 31 dicembre 2016

Luigi Fontanella, "L'adolescenza e la notte", rec. di E. Rega

Ripropongo la mia recensione a

 LUIGI FONTANELLA, 
L'adolescenza e la notte,
 Passigli editore

larecherche.it Pubblicato il 12/02/2016 12:00:00



***

La “poesia nomade” (come la chiamò Giuseppe Pontiggia) di Luigi Fontanella, dopo stagioni sperimentali, furori linguistici, ampi squarci prosodico-narrativi, sembra raggiungere una nuova misura, una nuova pacatezza. Questo raggiunto equilibrio formale recupera e riassume in sé le tematiche fondamentali della sua poesia: innanzitutto la memoria e il tempo. Quella di Fontanella è insieme poesia di lago e di fiume, dunque. Di fiume perché ha attraversato e sviscerato tutte le potenzialità della lingua. Di lago perché tematicamente ruota come un gorgo intorno a se stessa e ai suoi miti, alla sua mitologia personale. Per coniugare questi opposti – lago e fiume: ma il lago è fatto pure dal fiume di/da cui riceve le acque – mi viene di paragonare questa poesia, nel suo insieme, ai  “mitemi” di cui Claude Lévi-Strauss parla a proposito delle mitologie dei popoli: mitemi, cioè nuclei tematici ripetuti che però vengono riassemblati diversamente, producendo daccapo nuove contestualizzazioni pur riproducendo se stessi. E Fontanella scrive: “Partire da una macchia / per continuare un disegno / di senso compiuto” (p. 40).
Parlando di mitemi, mi viene da dire che questa nuova raccolta di Fontanella da un lato richiama una poesia di Cesare Pavese che proprio Mito s’intitola e che “spiega” la prima parte del titolo, e la prima delle due sezioni, quella dedicata appunto all’adolescenza  Scrive Pavese: “Verrà il giorno che il giovane dio sarà un uomo, / senza pena, col morto sorriso dell'uomo / che ha compreso. Anche il sole trascorre remoto / arrossando le spiagge. Verrà il giorno che il dio / non saprà più dov'erano le spiagge d’un tempo”. Così Fontanella è l’uomo, che forse con un sorriso meno “morto” di quello di Pavese, ricorda quando era lui il giovane dio. E scrive Fontanella: “Avrai i tuoi anni / le tue disgrazie le tue diaspore / le tue speranze” (p. 29).
Se Pavese c’introduce alla prima sezione, il nome tutelate che apre la seconda, dedicata alla notte, viene fatto da Fontanella stesso con un esergo tratto da un Novalis che si ripiega verso la “sacra notte … colma di misteri”. Ma un altro passo di Novalis vorrei ricordare, posto proprio nella prima pagina degli Inni alla notte e che ci permette di intrecciare, come congiunte sono, le due sezioni del libro di Fontanella il cui titolo potrebbe anche suonare come L’adolescenza ovvero la notte. Scrive Novalis in questo libro primo nel quale giorno e notte, vita e morte, vengono poste in rapporto dialettico: “Lontananze della memoria, desideri della giovinezza, sogni dell’infanzia, brevi gioie e vane speranze dell’intera e lunga esistenza vengono in grigie vesti, come nebbie vespertine dopo il tramonto del sole” (trad. di Roberto Fertonani).
Ma ora sentiamo Fontanella, la cui poesia nomade si muove dunque innanzitutto nel tempo, andando a recuperare l’antica stagione dell’adolescenza. Nel tempo, ma anche nello spazio, per l’indissolubile rapporto tra la contiguità spaziale e la successione temporale: “C’è solo da percorrere / lo spazio. La vita trasmessa / abbraccia la distanza” (p. 30). La lontananza temporale si misura allora anche come distanza spaziale. Un po’ rovesciando l’assunto manniano all’inizio della Montagna incantata, epopea del tempo, dove un allontanamento, uno spostamento fisico nello spazio dilata il tempo: ma nomade Fontanella lo è anche nello spazio tra due continenti.
Il ritorno rammemorante al passato adolescenziale è anche individuare un punto fermo nell’eracliteo divenire. Nello stesso testo, alla fine, leggiamo: “Il tempo è in quel concentrato assoluto, / fermo e preciso, come / il tiro secco in porta” (ivi). Ma come nel mito, quel momento è destinato a ripetersi indefinitamente, almeno nel rito della memoria, una memoria intenzionale, stuzzicata, saccheggiata, più dunque come quella di cui parla Bergson, rispetto alla memoria occasionale di Proust. Il mito o l’eterno ritorno dell’identico: “In certe Domeniche lente e lunghe / io m’attardo a osservare / le gocce d’acqua ai vetri / una pioggia che si ripete all’infinito, ogni volta, / nel mio percorso a ritroso” (p. 31), per cui “Nulla è cambiato” (p. 21), “Ora / per sempre giovani” (p. 20), perché “l’adolescenza / è assoluta ed eterna. / È l’unica cosa che resta”.
Un’intenzionale e ricercato percorso, le cui tracce vanno minuziosamente individuate. Allora, ecco le domeniche, appunto, o le bande giovanili nel gioco delle alleanze, le zuffe, le prime incerte e indefinite esperienze sessuali, le partite di calcio (che, come annota Paolo Lagazzi nell’intensa prefazione, ricordano i gesti sportivi adolescenziali immortalati da Milo De Angelis), il fratello, gli affetti familiari.
Siccome il tempo è anche spazio, il poeta ci dà anche alcuni indirizzi precisi, così come i dati anagrafi – nome e cognome – degli amici d’infanzia. E nel ritorno nel grembo notturno dell’adolescenza, della memoria delle origini, Fontanella circolarmente si riannoda al cordone ombelicale della sua città, Salerno, quella Salerno che per Alfonso Gatto era una “rima d’eterno”. “Notte catabasi, / Notte, / vieni, / rovinami addosso. / Rianima il sabba / i miei oggi / i miei ieri. / Sillabe ricontate / voci contorte / sussurri / volti invocati. / Sorella Notte, / Madre Notte: / Notte mente e niente / di tutti i miei pensieri” (p. 71). Prima del dispiegarsi relativamente più ampio degli ultimi due versi, questo fontanelliano inno alla notte si snocciola con versi brevissimi, anche di una sola parola, come a tornare a un infantile essenziale linguaggio. Che addirittura, nell’ultimissimo verso, dopo aver attraversato anche “il buio assoluto” (p. 83), il poeta arriva ad affermare, pavesianamente, nietzscheanamente, “Vietato parlare. Vietato scrivere” (p. 83). Solo così, forse, nella notte, si coglie l’indicibile “anima del mondo” (ivi). Per dirla di nuovo con Pavese, con il suo Notturno: “Tu non sei che una / nube dolcissima, bianca / impigliata una notte fra i rami antichi”.

Ma Salerno, per Fontanella:

Rivedi l’Irno oggi inaridito
ridotto a un rigagnolo tra sassi e sterpi
al centro della tua vecchia città
oggi ricreata in bellezza (p. 76)
Che sia ora così: tutto andato
tutto triturato. Ecco Via del Carmine
che faccio ogni mattino da Fratte
a Piazza San Francesco. Che sia tutto
benedetto in questo fermo mattino
in questo fumo demente e dimentico
un istante, questo, che ci vede in fila (p. 78).

venerdì 30 dicembre 2016

Per alcune poesie di Anna Santoro, in "Levania" 5

La trama in penombra del giorno

Sono donne normali nel loro mondo di ogni giorno quelle che vediamo affacciarsi, muoversi, o anche ballare, in questi tre testi di Anna Santoro che con ritmo piano le ritrae e ce le consegna. Un epos quotidiano, ma non meno importante (anzi) di vite trascorse spesso in penombra ma che pure sono la trama (più o meno nascosta) del mondo, un mondo alla rovescia o messo sui suoi veri piedi. O meglio, sulle sue gambe vere, come quelle “gambe di gazzella” che insieme con “quel leggero dondolio / dei fianchi” e “quel sorriso” sbalzano in primo piano una sensualità che pur è parte di quella normalità. Normalità di donne il cui lavoro ha scavato solchi nei polpastrelli o che vediamo al loro banco di mercato. O alla propria cattedra di maestra, una maestra che crede di ritrarsi, rinunciando a far la pianista o la cantante, ma che purtuttavia si trova a fare la “solista”, unica com’è per la quarantina di ragazze e ragazzi che volta per volta si succedono di anno in anno, di classe in classe. L’unica donna “intellettuale” la maestra, in questo mondo al femminile, dove forse contano comunque l’intelligenza, la saggezza, anche la bellezza – perché no? –, e anche il pizzico di follia delle ragazze che, abbracciate, inventano nuovi balli ma forse creano, loro, anche il mondo. In semplicità. Quel mondo che senza loro non andrebbe avanti neanche di un giorno. Ciò che resta, ciò che è destinato a durare, sembra qui non fondato dai poeti, come pure qualcuno ha scritto, ma dalle donne, e dai loro passi. Passi di un ballo, questo, che sembrano usciti da un film neorealista, come altre immagini, pur in una certa atemporalità in bianco e nero. Come un film neorealista che restituisce la realtà con i materiali della realtà, questi versi di Anna Santoro rinunciano a effetti speciali, traendoli invece dalle pieghe della vita, pur utilizzando se capita strumenti come la sineddoche che ci dà la parte per il tutto, in questo caso però nominando anche il tutto, e rendendo la sineddoche aggettivante e caratterizzante. Ma sineddoche di tutto il mondo femminile, parte per il tutto, sono le figure, o le singole immagini, che da questi versi emergono. E le “donne dita corte” e le “donne gambe di gazzella” sono anche dettaglio cinematografico (per tornare al registro filmico usato prima): (neo)realistico e simbolico insieme.
(da Levania, rivista di poesia, ottobre 2016)

venerdì 23 dicembre 2016

"Lo specchio di Leonardo" di Ivano Mugnaini - rec. di E. Rega

 Ivano Mugnaini
Lo specchio di Leonardo
Edizioni Eiffel, Caserta 2016

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recensione pubblicata in "America Oggi", 
domenica 18 dicembre 2016
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mercoledì 30 novembre 2016

Francesca Bellino a Radiotre ricorda Alfonso Gatto

Alfonso Gatto, omaggio a 40 anni morte con ciclo di TreSoldi

da REPUBBLICA - Napoli
25 novembre 2016



A 40 anni dalla morte, l'8 marzo del 1976, viene reso omaggio al poeta Alfonso Gatto con il ciclo di TreSoldi, curato dalla giornalista e scrittrice Francesca Bellino, in onda su Radio3 dal 28 novembre al 2 dicembre alle 19.50.
"Salerno e il poeta con la valigia - Alfonso Gatto nella sua città" ci riporta alle origini della poesia di Gatto nata nel rione Fornelle, a Salerno, "in una stanza diroccata" a pochi passi dal mare. E da qui comincia il viaggio nella storia che da Salerno, città da cui Gatto si è sentito costretto a partire a 20 anni come "tutti i giovani d'immaginazione e di fantasia del Sud", ha portato il poeta in tante città, da Napoli a Milano, Firenze, Roma.

Fra i maggiori esponenti dell'ermetismo italiano, scomparso in un incidente stradale, Gatto ha fatto lunghi soggiorni anche a Venezia e ha viaggiato tra la Sicilia, la Sardegna e diversi paesi stranieri, ma Salerno ha sempre rappresentato la sua patria, quel luogo ancestrale da cui "voler partire e voler restare insieme".

Tra le voci raccolte alle Fornelle, rione popolare tra i più antichi della città, troviamo l'artista Pino Roscigno, in arte Greenpino, e il poeta Valeriano Forte, direttore artistico e direttore progettuale dell'iniziativa, ma anche quelle degli abitanti del rione, di chi guida i turisti curiosi di passaggio per Salerno per il suo tirocinio all'Università come Mario Venezia, di giovani poeti come Alfredo Mercurio che hanno fatto tesoro dell'eredità di Gatto, di giornalisti come Marcello Napoli che custodisce vecchie fotografie in bianco e nero del poeta mai esposte.

Nel documentario anche le voci di esponenti della famiglia Gatto, dal nipote Filippo Trotta, figlio della primogenita del poeta, Paola, e oggi presidente della Fondazione Alfonso Gatto, alla nipote Maria Teresa, figlia di Nicola, primo fratello del poeta. E poi la sua famiglia simbolica, ossia il gruppo di giovani che nel 1963 lanciò la proposta di un riconoscimento pubblico al poeta di Salerno accolta dal sindaco dell'epoca, Alfonso Menna, diventati suoi amici fedeli nell'ultima parte della sua vita. Sono Lelio  Schiavone, direttore della Galleria d'arte Il Catalogo, il pittore Mario Carotenuto e il medico Bruno Fontana che ci dona una poesia inedita di Gatto, senza titolo, scritta il 19 gennaio 1969 nello suo studio mentre il medico lo ritraeva.



E, infine, tra i giovani che hanno valorizzato l'eredità di Gatto si incontrano anche i musicisti brasiliani Moreno Veloso, figlio di Caetano, e Pedro Sà, che hanno portato in musica alcune sue poesie tradotte in portoghese.