Enzo Rega (poeta, critico letterario)
Marcello Carlino (Università "La Sapienza" - Roma)
Gianmario Lucini (poeta, editore)
Letture di Annie Pempinello
"La meccanica delle pietre nere":
La meccanica delle pietre nere racchiude e rimanda, pertanto, violenti chiaroscuri. Possono essere magiche le pietre, nere di vulcanismi fecondi, fecondamente identitari; sono nere, nondimeno, per venefici chimismi infernali prodotti dal più fetido e laido dei Cociti e pompati da diabolici congegni in meccanica funzione perpetua. E allora la natura torna matrigna, fatta matrigna dall’uomo, spesso eroe di un infinito romanzo criminale; e allora hanno l’accompagnamento di ferrei tramestii e di sordi rimbombi e sono toccate da luci sinistre le cavità notturne della terra, riempite di deiezioni che traboccano, intasate dal malaffare che imperversa; e allora il mito mostra l’altra sua faccia, quella venuta da una storia terrifica e risoltasi in un Vesuvio sterminatore, che vindice punisce; e allora il paesaggio una volta felice si scopre disumana, deturpata congerie di pietre disposte in disordine, senza bellezza; e allora il dialetto si rende aspra lingua di sferza; e allora la dizione che recupera cadenze e ritmi popolari si gonfia e si rizza in una denuncia sarcastica e sprezzante, resa concitata dalla rima, e il tono sale fino al fortissimo. Il fortissimo di una poesia civile, di polemica e di denuncia.
Il cosmo e il caos, per lettura in contraddizione dell’umano consorzio in terra di Vesuvio e non solo; il caos di una panorama dal vero, il cosmo di una regola ritrovata in utopia: ponte, mediana di un siffatto vertiginoso chiaroscuro resta la poesia, il personaggio-poesia. Perché qui alla poesia è conferito metaletterariamente un compito di intervento mirato e responsabile, sociale e politico, che essa può svolgere con grande efficacia, con energia nuova (in ragione di questa attribuzione è difesa da quanti sono imputati di adesione ossequente all’au-toreferenzialità del linguaggio e la trattano con scapata leggerezza); e perché le si domanda comunque di non far mancare quel sogno di una cosa, che da sempre la sua alterità ha sognato e a cui rimane agganciato un futuro dal volto umano (e dunque gli apocalittici della scrittura sono a loro volta esecrati); e perché soprattutto la poesia è un personaggio dal vivo nella finzione dei versi della Meccanica delle pietre nere. È un tu con un nome, è un doppio al quale, in un dialogo che ora è esplicito ora è sottotraccia, si chiede di leggere il mondo e di parlarlo nel suo essere, come è in realtà, polluito e defedato e nel suo virtuoso poter essere. Comunque in diretta. Da portavoce affidabile. [Marcello Carlino].
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